LEGNO DI ROVERE DELLE BOTTI DI VINSANTO TOSCANO
Chai — L'anima delle botti in rovere
Nel vocabolario della profumeria, il rovere, appartenente al genere delle querce, compare da secoli nella sua forma più nota: il muschio di quercia. Evernia prunastri — il lichene che cresce sui suoi rami — ha costituito, nella sua forma naturale, uno dei materiali fondanti dell'arte del profumiere, portando in formula quella nota boschiva, scura, umida, quasi animalica che definisce ancora oggi l'idea di "chypre". Ma il rovere custodisce una seconda natura aromatica, meno celebrata e altrettanto affascinante, che si rivela non nei suoi organismi simbionti, bensì nel suo stesso legno. È un patrimonio olfattivo che l'enologia conosce bene da millenni. In Chai abbiamo scelto di portare questa tradizione direttamente in profumeria, utilizzando un'assoluta di botte di vinsanto della Toscana.
Dalle popolazioni celtiche alle cantine toscane
L'utilizzo della botte di legno per la conservazione del vino affonda le radici nell'Europa celtica: furono probabilmente le popolazioni transalpine, abili lavoratori del legno, a sviluppare le prime botti in doghe. Gli antichi romani ne adottarono e diffusero l'uso su larga scala, riconoscendo i vantaggi rispetto alle anfore tradizionali — maggiore resistenza, facilità di trasporto — e soprattutto la scoperta che quel contenitore "vivo" era capace di trasformare il vino, migliorandone la complessità aromatica nel tempo grazie ai composti aromatici sprigionati dal legno stesso. Tra le specie utilizzate, il rovere — Quercus petraea — è quello scelto per Chai: un legno a grana fine, utilizzato per le botti di vinsanto toscano. Il legno più vecchio, quello che ha assorbito più profondamente l'esperienza della cantina, viene accuratamente selezionato, scortecciato e levigato. Trattato con metodi estrattivi a bassa temperatura per preservare le molecole più delicate, restituisce infine la sua assoluta: una materia concentrata che porta in sé la memoria olfattiva di ciò che quelle botti hanno contenuto — dolcezza di miele, frutto passito e melassa di datteri e fichi secchi.
Tostatura: la chimica dell'aroma
La costruzione di una botte segue un processo artigianale molto preciso. Il legno viene tagliato in tavole e lasciato stagionare all'aria aperta per uno o più anni, fase necessaria a degradare alcune componenti amare. Le tavole vengono poi sagomate in doghe e assemblate nella caratteristica forma cilindrica. Il passaggio decisivo è la tostatura: le doghe vengono riscaldate dall'interno con un fuoco controllato che le rende flessibili, permettendo al bottaio di conferire la forma bombata. In questa stessa fase avviene la vera trasformazione chimica — il calore degrada lignina, cellulosa ed emicellulose, generando nuove molecole aromatiche che non esistevano nel legno crudo.
Il grado di tostatura determina l'intero profilo olfattivo del legno: una tostatura leggera preserva caratteri più naturali e boschivi; una tostatura media — come nel nostro caso — sviluppa la gamma aromatica più ricca e complessa. Le molecole chiave sono i lattoni della quercia in particolare γ-nonalattone e β-metil-γ-octalactone, comunemente noto come whiskey lactone, firma chimica del rovere, responsabile delle note di cocco e legno dolce con una leggera cremosità lattica e boozy; la vanillina, la cui concentrazione aumenta significativamente con il calore, che porta dolcezza calda e morbida; il guaiacolo e l'eugenolo che introducono note fumé, speziate e tabaccose; il furfural e il furaneol, responsabili dell'odore caratteristico di caramello tostato, con sfumature di cioccolato e caffè.
Il profilo che ne risulta è legnoso, lattico, speziato, con toni di vaniglia, tabacco, caramello, leggere nuances di cioccolato e caffè, una vena affumicata, note boozy che richiamano direttamente il vino che quelle botti hanno ospitato, e un carattere gourmand ottenuto interamente da un materiale naturale.
Un legno, una fragranza
In Chai, l'assoluta di botte di vinsanto è il cuore della composizione: un ingrediente che porta con sé un'identità geografica e culturale precisa, quella della Toscana e della sua tradizione enologica, trasformandola in materia olfattiva. Una scelta che racconta come la peculiarità, in profumeria, si trovi spesso non nell'esotico ma nel familiare — in ciò che conosci già, visto da una prospettiva inattesa.
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Sources:
Springer Handbook of Odor, Andrea Buettner, 2017
Givaudan conference - The sacred woods (Esxence 2024)